Comune di Val di Nizza

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Chiesa Sant’ Albano

Nell’inventario dei beni appartenenti al monastero di Bobbio, dell’anno 862, compare per la prima volta la chiesa di S. Albano. Nel 972 l’Imperatore Ottone I concede al monastero anche il castello di Montefalcone e le terre di pertinenza. Il castello che nelle antiche memorie della pieve di S. Albano è ricordato fra il X e XV secolo, era posto sulle falde del monte Bruno che domina l’abitato di Valverde. Importante sarà per la chiesa la sorte di questa rocca. Fino al 1014 la chiesa era proprietà del monastero e, dopo l’eretto Vescovado, passò a quest’ultimo, dove vi rimase fino all’anno 1098, per poi ritornare ancora possedimento del monastero di Bobbio. La mancanza di documentazione storica che ne segue ci porta verso la metà del 1400, quando la chiesa attuale fu costruita. Per “vox populi”, e mai smentita nei secoli, i materiali usati furono le pietre trasportate dal castello di Montefalcone, distrutto da Filippo Maria Visconti, duca di Milano, per divergenze con i Malaspina che all’epoca erano i Feudatari.

Oratorio Natività Beata Vergine

Le prime notizie concernenti questa chiesa risalgono all’anno 1385 e riguardano una visita pastorale compiuta dall’allora Vescovo di Bobbio, dove vengono elencati gli arredi e lo stato di conservazione dell’edificio. Negli archivi ecclesiastici di Bobbio esistono documentazioni di visite pastorali compiute nei secoli e ognuna di esse traccia momenti di storia. Nel 1597 si menziona il battistero com’è ora ed è descritto un altare laterale dedicato al San Giovanni Battista. In altra visita del 1612, effettuata dal parroco di Varzi Giovanni Francesco Malaspina, su delega di Monsignor Bellini Vescovo di Bobbio, si evidenzia che l’edificio minaccia di rovina e deve essere sistemato il portale. Nel corso del XVII secolo fu eretto il campanile e dotato di una campana. La seconda risale a un secolo dopo. La chiesa della Natività della Beata Vergine dipendeva dalla chiesa pievania di San Paolo Apostolo della Val di Nizza e aveva un proprio canonico che officiava le funzioni religiose. In tale stato di dipendenza vi rimase fino al Sinodo del 1633, quando furono aboliti in via definitiva i diritti delle pievi e furono istituite le parrocchie. Nel 1817 la parrocchia della Natività passò alla giurisdizione della Diocesi di Tortona.

Castello di Oramala

DESCRIZIONE
Ciò che viene identificato come Castello di Oramala, in realtà corrisponde solo ad una parte di esso, vale a dire alla Rocca. Il resto del complesso è andato perduto a causa delle numerose spoliazioni di materiale, utilizzato per costruire le abitazioni di alcune frazioni circostanti. Questa imponente costruzione faceva parte del sistema di controllo del feudo dei Malaspina sulla valle Staffora. Costruito prima del Mille, appartenne quasi ininterrottamente ai marchesi Malaspina fino alla fine del XVIII secolo, e fu legato ad avvenimenti assai importanti. Pare che ospitò anche Dante Alighieri, invitato alla corte di Marullo Malaspina, a Bobbio, tra il 1306 ed il 1307 circa. Il castello fece inoltre da sfondo agli scontri che videro i marchesi schierati a favore o contro i Visconti e gli Sforza di Milano. Distrutto da Niccolò Piccinino nel 1396, l’edificio venne ricostruito nel 1474 da Manfredi Malaspina, con il permesso di Ludovico il Moro. La Rocca consiste in un recinto quadrilatero, ed è organizzata su due teste rafforzate collocate a sud e nord. La prima consiste nell’enorme torre in pietra che predomina su tutto; l’altra consiste in un grande corpo di fabbrica. I fianchi del recinto che si sviluppano fra torre e corpo di fabbrica, consistono in cortine murarie di spessore minore. Nella muratura in pietra locale, vi sono feritoie ed aperture strombate, tipiche dei baluardi difensivi. La base delle pareti perimetrali è scarpata e delineata da una cordonatura sporgente. Alla sommità delle mura vi sono dei mensoloni in granito che facevano parte degli originari piombatoi. Il portale d’accesso al ricetto della rocca è ad arco ribassato, ed è stato dotato di saracinesca (funzionante ad argano) inserita nella sua sede originaria ancora presente nella muratura. I lavori di restauro hanno portato al rifacimento della volta caduta del locale destinato al corpo di guardia, situato sulla sinistra dell’ingresso. Sopra tale locale militare vi è la cappella gentilizia (ad unica navata) dedicata a Sant’Eufemia, già esistente nel XIII secolo. A fianco della cappella vi è il camminamento di ronda, che corre lungo i muri perimetrali. Sotto il cortile vi è un vano quadrato con pozzo centrale in pietra (questa è la zona più antica del castello): da questo vano è possibile accedere alla torre attraverso un cunicolo collegato con il pozzo nella sala a piantoterra della torre stessa, utilizzato come riserva idrica. La torre, collocata a cavaliere del lato sud della Rocca, ha una pianta particolare: una figura a semicerchio appoggiata ad un rettangolo; è databile alla prima metà del Quattrocento. Al piano terra vi è il pozzo sopracitato. Nell’ala settentrionale, si trova un locale sotterraneo con volta a botte in pietre a vista, identificabile in una prigione: lì è visibile anche un antico sanitario. La torre si suddivide in quattro piani con volte a botte realizzate in conci di travertino a vista. I piani sono collegati da una stretta scala in pietra, illuminata da feritoie a strombatura; interessante il rudimentale gabinetto di decenza a dispersione, con caditoia di scolo verso il bosco sottostante. Il terzo piano è caratterizzato da un grande camino: due porte fanno accedere agli spalti. La sommità della torre permette una visione scenografica ad anfiteatro sulle colline circostanti. Alla fine del XIII secolo Oramala accolse famosi trovatori come Gerardo di Borneilh, Uc de Saint Circ, Albert de Sisteron, che composero canzoni sull’avvenenza delle donne del casato. Un affresco del 1484 nell’abbazia di S.Alberto di Butrio, riporta i lineamenti di un castello che, secondo alcune teorie, raffigurerebbe proprio la rocca di Oramala.

Oratorio Madonna della neve

XVI secolo

In origine era denominato Oratorio della Beata Vergine di Villa Massaga e apparteneva all’antica pieve di Varzi. Le prime notizie risalgono all’anno 1555 e parlano dell’incuria e dell’abbandono in cui versava l’edificio. Altre notizie lasciano supporre che una volta costruita la nuova chiesa parrocchiale di Varzi, l’oratorio sia passato alle sue dipendenze. Negli Atti di una visita pastorale compiuta il 16 agosto 1668 dall’allora vescovo di Tortona, si testimonia che l’oratorio di Villa Mossago è dedicato a S. Giorgio e dipende della parrocchia di Varzi.

Oratorio Beata Vergine

Oratorio di nuova costruzione, fu eretto intorno agli anni venti del secolo scorso per merito della benefattrice Signora Maria Luisa Lapalù, maestra della scuola elementare di Monteacuto. Donna questa di nobili sentimenti e di elevata condizione sociale, si spese per dare alla comunità del paese un profondo sentimento religioso, volendo in una delle sue proprietà, la costruzione di questa piccola cappella dedicata alla Vergine Maria. Con l’aiuto dell’allora Parroco di S. Albano Don Giacinto Pugni delle maestranze locali e grazie anche a un contributo governativo in denaro, l’oratorio venne eretto e consacrato al culto.

Nel 1929 lei stessa lo donò al beneficio della chiesa di S. Albano che lo conserva tuttora. Negli anni cinquanta, per merito di Don Davide Monteverdi, fu costruito il portico e applicata la campana proveniente dalla dismessa scuola di Monteacuto. La semplicità dell’ambiente interno richiama l’atmosfera delle chiesette di campagna. Il culto di Maria è esaltato dalla presenza pressoché univoca della figura della Vergine. Un quadro, dono della famiglia Bollati – Vecchi, è posto sulla parete destra. Raffigura l’Immacolata in piedi su una nube mentre schiaccia il serpente e sorregge il globo con entrambe le mani.

Oratorio S. Lorenzo

DESCRIZIONE
Esterno. Facciata: quest’ultima, dai profili del tetto a capanna, è preceduta da portico sostenuto da due pilastri di pianta quadrata. L’ingresso, rettangolare, è costituito da stipiti ed architrave in blocchi di arenaria. Risulta inoltre fiancheggiato da due finestre. Interno. Lato destro e sinistro presentano finestra rettangolare. Coro: risulta in conci di pietra squadrati.

Oratorio Sant’ Ilario

E’ l’oratorio più antico della Val di Nizza. Esso figura elencato nelle proprietà del Monastero di Bobbio nell’anno 862. Inserito nel territorio della “Corte di Verde”, era chiesa indipendente con annesse proprietà fondiarie che garantivano reddito per i monaci di Bobbio. In scritture del 1300 e 1400, Sant’Ilario compare col titolo di Chiericato indipendente e non soggetto alla giurisdizione della chiesa di Sant’Albano; condizione questa che conserverà fino ai primi decenni del XVI secolo. Nel 1530 si trovano atti in cui si attesta invece che Sant’Ilario è unito alla chiesa di Sant’ Albano senza che vi sia testimonianza di quando e come sia avvenuta l’unione fra le due chiese. Sono documentate, invece, le dispute epistolari durate più di mezzo secolo fra il 1500 e 1600, che hanno visto come protagonisti i vari Vescovi di Bobbio, e gli Arcipreti di S. Albano, ognuno dei quali rivendicava diritto di possesso della chiesa di S. Ilario.

Resti castello malaspiniano

DESCRIZIONE
La torre, mutilata nella parte superiore, presenta una struttura massiccia e basamento scarpato, con muratura costituita da conci in pietra squadrati negli spigoli. L’edificio venne ricostruito nel XV secolo ad eccezione della torre e subì, nei secoli, altri interventi.
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