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Chiesa S. Bartolomeo Ap.

Frazione Casanova Sinistra

DESCRIZIONE
Esterno. Facciata: profilo del tetto, a capanna; il portale rettangolare, inserito in un arco a tutto sesto, presenta una pregevole architrave in arenaria, con la seguente incisione: “1710 adi 22 luglio” (si tratta probabilmente della data di fondazione della chiesa). Sopra il portale, una monofora ad oculo. La facciata è inquadrata da due lesene a tutta altezza. Lato destro: lo spazio rettangolare in aggetto corrisponde alla cappella interna: presenta il tetto ad unico spiovente che appoggia alla torre campanaria. Lato sinistro: anch’esso caratterizzato da spazio rettangolare aggettante. La cella campanaria è costituita da quattro fornici (una per lato) ad arco a tutto sesto. Interno. Controfacciata: portale rettangolare con, a destra, piccola abside contenente fonte battesimale: il profilo dell’abside risulta evidenziato da cornice curvilinea composita. Sopra il portale, la cornice a modanatura composita che orna tutte le pareti. Sopra la cornice, la monofora ad oculo. Lato destro: una prima zona a muratura cieca, compresa tra una lesena piuttosto sottile (posta in prossimità della controfacciata) ed un’altra lesena più larga: tutte le lesene dell’edificio presentano un piedistallo molto sviluppato in altezza, e sostengono la cornice che scorre lungo tutte le pareti. Cappella destra: presenta un altare con piccola nicchia soprastante, e volta a botte. Seguono due lesene prima del presbiterio. Lato sinistro: uguale al lato destro. Presbiterio: gradinata di accesso al presbiterio (due gradini marmorei); sul lato destro, la porta di accesso alla sagrestia (si noti la volta a crociera). Coro: risulta scandito da quattro lesene con capitello (le lesene risultano interrotte al disopra degli stalli). Il settore centrale presenta una monofora ad arco a tutto sesto; quelli laterali, due finestre quadrate.

Mulino Pellegro - Antico mulino da Macina

DESCRIZIONE
Pellegro è una località del comune di S.Margherita Staffora, situata sulla riva sinistra del torrente Staffora di fronte alla frazione Casanova Sinistra. Questo luogo prende il nome dalla presenza di un mulino ad acqua, l’ultimo rimasto intatto ed ancora funzionante della vallata; Pellegro era il nome dell’antico proprietario. Alcune documentazioni rivelano che fin dal 1275 esisteva in questo luogo un mulino chiamato “falchio”, proprietà dei Malaspina (feudatari di queste terre per oltre due secoli). Altri documenti dell’archivio comunale riportano notizie sulla sua storia: nel 1821 era chiamato “sito d’osteria con mulino”, nel 1835 il mulino è stato ristrutturato dal proprietario Pellegro Negruzzi e da allora prese il nome di Mulino Pellegro. L’ultimo mugnaio fu mio padre Giacomo Negruzzi, morto ormai da alcuni anni. La mia è stata una generazione di mugnai; questo lavoro veniva trasmesso da padre in figlio fin dall’ottocento. Quante volte mio padre mi raccontava della sua vita passata, del suo lavoro, del suo mulino soprattutto nei suoi ultimi anni, quando per la malattia era costretto a stare a riposo. Ne parlava volentieri con entusiasmo come se rivivesse ancora quei momenti. Mi diceva che il mulino ai suoi tempi era un luogo di incontri, perché vi si incontravano persone di paesi diversi che, attendendo il loro turno per poter macinare, chiacchieravano scambiandosi idee, novità e a volte concludevano affari, vendevano bestie, attrezzi da lavoro, qualche pezzo di terra. Per macinare non c’erano prenotazioni: chi prima arrivava, prima era servito, e durante la mietitura spesso accadeva di dover lavorare anche di notte per soddisfare tutti. A volte erano i contadini a caricare i loro sacchi sulle slitte e portarli al mulino, a volte invece era il mugnaio che mandava i suoi garzoni (mio padre negli anni 40-50 ne aveva tre) a fare il giro dei clienti che caricavano sui muli i cereali, per poi consegnare a domicilio i macinati. Ma se potevano i contadini preferivano andare di persona, temendo di ricevere una farina che non fosse quella dei loro cereali. Partivano al mattino presto e se a mezzogiorno il lavoro non era ancora terminato, mangiavano sotto un portico il pane e il companatico portato da casa. Il mulino aveva una presa principale per l’acqua nel torrente Staffora e alcune prese secondarie più piccole collegate ai ruscelli, come quella del fosso di Cignolo. L’acqua viene poi convogliata in piccolo bacino a monte del mulino attraverso una roggia, un fossetto largo e profondo circa 70 centimetri nel quale sono inseriti degli incastri di legno per regolarne o deviarne il flusso. Naturalmente per usare l’acqua si doveva pagare una concessione allo Stato. Un tempo la ruota del mulino era di legno e solo dopo le ristrutturazioni degli anni ’30 venne sostituita con una in ferro. La ruota ha dei cassetti lungo la circonferenza che, riempiendosi d’acqua imprimono un movimento rotatorio alla ruota. All’interno del mulino in alto sono collocati due palmenti, uno per il frumento ed uno per il grano turco. Ogni palmento è costituito da due macine di pietra, una inferiore fissa chiamata “dormiente” ed una superiore mobile detta “girante”; fra le due macine c’è una fessura dove avviene la frantumazione dei cereali e la loro espulsione verso l’esterno causata dalla forza centrifuga. La distanza fra le due macine viene regolata tramite una manovella, e naturalmente più le macine sono vicine più la farina sarà fine. Ricordo che mio padre riusciva a determinare al tatto, fra le dita, la finezza giusta. Le parti interne delle macine non sono lisce ma presentano dei solchi disposti a raggiera, 12 più profondi e molti altri più piccoli. Questi per l’attrito e lo sfregamento si consumano e quindi devono essere ripristinati con un’operazione che veniva chiamata “rabbigliatura” o “martellatura”. Il mugnaio si accorgeva della necessità di questi interventi quando la macina “scaldava”, ovvero quando la farina usciva più calda del solito; infatti, con i solchi rovinati e poco profondi il grano necessita di più tempo per essere macinato. Per martellare le macine occorre sollevare quella “girante” mediante il “paranco”, una piccola gru di legno; questa operazione era molto scomoda: si metteva un sacco pieno di crusca sotto il braccio che martellava per ammortizzare i colpi ed appoggiare i gomiti. Venivano usati due tipi di martelli: uno a forma di piccozza bipenne con bordi taglienti per dare rugosità alle macine asportando piccole scaglie di pietre, l’altro a forma di martello che terminava con delle punte per approfondire i solchi che scaricavano il macinato all’esterno. La martellatura veniva eseguita da uno specialista che due volte all’anno faceva il giro dei mulini; da noi veniva un artigiano di Cabella Ligure ed impiegava due giorni per completare i lavori. Negli ultimi tempi, quando il mulino lavorava poco era mio padre che compiva queste riparazioni. Le due macine sono racchiuse in un telaio di legno chiamato “sgarbatura” che ha un foro al centro; sopra questa poggia la “tramoggia”, una struttura di legno a forma di piramide rovesciata dove veniva versato il cereale da macinare. Nella superficie inferiore della tramoggia c’è lo scarico, un’apertura regolabile attraverso la quale i semi cadono nel foro della ruota girante; quando il mulino è in funzione, quest’apertura riceve dall’albero a canne delle scosse continue affinchè non si ostruisca. Sulla “tramoggia” c’è inoltre un campanello che avverte il mugnaio quando non vi è più cereale da macinare e quindi bisogna ricaricare. E’ importante ricaricare subito perché, se le macine girano a vuoto (senza cereale da frantumare), sfregano fra loro consumando le scanalature interne. Il campanello è fermo quando la corda a cui è legato rimane tesa sprofondando nel cereale. Comincia a suonare quando la corda non più trattenuta dai semi si libera. In basso, sempre all’interno del mulino c’è il “buratto”, un setaccio a struttura esagonale formato da un telaio di legno ricoperto da tele di seta svizzera con fori di dimensioni crescenti man mano che ci si sposta lungo l’asse, che è leggermente inclinato. Il macinato entra dall’alto nell’estremità con la tela più fine, depositando prima la farina più fine “fior di farina”, poi la “farinella”, il “cruschello” ed infine la crusca. In un secondo tempo era stato aggiunto da mio padre un ventilatore, per pulire il grano da polvere e semi più leggeri. Sotto i palmenti sono alloggiati gli ingranaggi, costruiti in legno per evitare surriscaldamenti, che vengono azionati da un albero di trasmissione collegato alla ruota esterna del mulino. Gli ingranaggi sono detti “denti” e sono costruiti in melo selvatico. I cereali prima di essere macinati venivano pesati, e al termine si pesava la farina ricavata; da 100 Kg di grano si ottengono 70 Kg di farina e circa 28 Kg di crusca, e i rimanenti 2 Kg rappresentavano lo scarto di macinazione. Una macina compie circa 90/100 giri al minuto.” (Fonte: Relazione dal titolo “La storia di Mulino Pellegro”)

Antica fornace romana

Risalente al III secolo a.c. erinvenuta nel 1957, in occasione dei lavori di costruzione della scuola elementare, la fornace romana di Massinigo è una delle meglio conservate in Lombardia e l'unica per ora attestata nell'Oltrepò Pavese. La struttura ha pianta circolare, con fondazioni in pietra locale e alzato in laterizi. Dell'impianto rimane il piano di cottura in argilla, del diametro di 4,10 metri, forato e di notevole spessore, sostenuto da un corridoio a volte che collegava i muretti di sostegno della camera di combustione. Parzialmente conservato ilpraefurnium,l'imboccatura attraverso la quale veniva immesso il legname. La fornace è di un tipo ben noto nel mondo romano: a pianta circolare e a tiraggio verticale.

Oratorio S. Giacomo

Frazione Cignolo

DESCRIZIONE
Esterno. Facciata: suddivisa in tre zone da quattro lesene con capitello a modanatura composita. Nella parte superiore della seconda lesena, sul lato destro esterno dell’edificio, risulta incisa la data 1887. L’ingresso, rettangolare, è sormontato da nicchia, sopra cui si aprono due ampie finestre rettangolari; altre due nicchie, a destra e sinistra. Il timpano è decorato da cornice mistilinea. Lato destro: a intervalli regolari, tre lesene in pietre a vista. Lato sinistro: nessun elemento decorativo. Sotto la cella campanaria, cornice mistilinea in aggetto. Interno. Lato destro: una lesena sporgente, con capitello a modanatura composita, suddivide la parete in due zone prive di decorazioni. Lato sinistro: uguale al destro. Presbiterio: vi si accede superando scalinata marmorea; sulla sinistra, ingresso alla sagrestia ed alla torre campanaria. Abside: scandita in cinque parti da quattro lesene, presenta due finestre rettangolari a forte strombatura. L’interno è decorato da cornice a modanatura composita.

Chiesa dell’ Assunta

DESCRIZIONE
Esterno. Facciata: suddivisa da quattro lesene in tre zone. La parte centrale presenta un portale rettangolare con stipiti ed architrave in arenaria (si veda descrizione artistica); risulta inquadrato da due lesene con capitelli decorati a motivi vegetali e soprastante frontone con cornice a modanatura a dentelli e sime a linea curvilinea spezzata. Al disopra, mensola sporgente con quattro capitelli sostenenti, a loro volta, finestra a tre fornici (modello definito Serliano: i due fornici laterali sono rettangolari, quello centrale è curvilineo). La facciata termina con il frontone con sime ed architrave decorate con beccatelli. Lato sinistro: si nota la sporgenza della sagrestia, preceduta dalla torre campanaria: questa presenta trama muraria in pietre irregolari ricoperte da strato di intonaco; la decorazione consiste in due paraste per ogni lato; cella campanaria a quattro fornici ad arco a tutto sesto, sormontata da cuspide. Abside: risulta suddivisa in quattro scomparti da lesene a tutta altezza. Interno. Controfacciata: bussola in legno e, sopra la cornice a modanatura composita, una finestra tripartita. Lato destro: nicchia poco profonda contenente il confessionale e coperta da soffitto a volta a botte. Segue lesena. Altra nicchia con altare barocco decorato a stucco. Lato sinistro: uguale al lato destro. Presbiterio: vi si accede superando gradinata (due gradini marmorei); il lato sinistro presenta porta rettangolare di accesso alla sagrestia. Coro: delimitato dal presbiterio da due lesene e scandito da quattro lesene che s’interrompono sopra gli stalli. Una finestra rettangolare sul lato destro ed un’altra sulla zona centrale (quella sul lato sinistro è cieca).

Musica e Tradizioni Popolari

La Musica e le Tradizioni Popolari

 

 

DESCRIZIONE
Tutti gli elementi di seguito descritti, sono individuabili all’interno del nucleo antico. Aie, case coloniche ed edifici ad uso agricolo: si tratta di angoli pittoreschi facenti parte della storia della frazione, e quindi degni di salvaguardia. Le aie consistono in ampi spazi aperti delimitati da abitazioni recenti e case coloniche ottocentesche con annessi edifici agricoli. Tali spazi aperti venivano un tempo utilizzati (ed in parte anche oggi) per battitura del grano, essicazione ecc. La pavimentazione consiste in pietre dello Staffora piuttosto larghe: al centro delle aie, il canale di scolo per le acque piovane. In alcuni casi, le aie sono delimitate da granai in pietra. Dalle aperture rettangolari sporgono fascine di legna a testimonianza dell’attuale utilizzo. Gli ingressi sono costituiti da portali con architrave in legno. Tra le abitazioni sono degni di nota anche gli androni con soffitti a travatura lignea. Stato di conservazione: Discreto.

Chiesa S. Lorenzo

DESCRIZIONE
Esterno. Facciata: profilo del tetto a capanna. All’estremità destro, lesena in pietra a vista con capitello intonacato e privo di decorazione. Il portale, rettangolare, è inquadrato da altre due lesene (anch’esse in pietra a vista e malta) alte come quella laterale. Sopra il portale, una cornice sporgente e, superiormente, monofora a mezzaluna con largo archivolto in pietra a vista. Lato destro: costituito dal blocco della cappella destra e della sagrestia. La torre campanaria presenta una base leggermente scarpata e in pietre a vista; anche i profili della torre risultano in pietre a vista; la cella campanaria presenta quattro fornici (uno per lato). Interno. Controfacciata: caratterizzata da portale rettangolare, superiormente cornice a modanatura composita. Sopra la cornice, monofora a mezzaluna; lesene angolari (tutte le lesene all’interno dell’edificio, sono in pietre a vista legate con cemento). Lato destro: Prima campata: muratura cieca. Segue lesena. Seconda campata: caratterizzata da nicchia sopraelevata. Segue lesena. Cappella destra: vi si accede superando gradino in pietra; frontalmente, sopra l’altare, una nicchia con statua e, al disopra, finestra ad oculo; sul lato destro una finestra rettangolare; a sinistra una parete cieca con archivolto in pietra a vista. Lato sinistro: uguale al lato destro (la cappella di sinistra presenta una finestra ad oculo sopra l’altare e due porte sui fianchi. Presbiterio: gradinata marmorea (due gradini); sul lato destro l’ingresso alla sagrestia, che ha un soffitto a doppia volta a crociera e finestre rettangolari strombate. Coro: poligonale (a tre lati), scandita da quattro lesene: sul lato sinistro, finestra rettangolare.

Chiesa S. Margherita V. M.

Frazione Santa Margherita

DESCRIZIONE
Esterno. Facciata: lineamenti in stile romanico, con profilo del tetto a capanna spezzata. Il portale è ad arco a tutto sesto. Sopra, elegante bifora in mattoni anch’essa ad archi a tutto sesto. Portale e bifora risultano incorniciati da lesene in mattoni a vista formanti arco a tutto sesto. Sul profilo del tetto svettano tre pinnacoli a base quadrata e in mattoni. La cella campanaria ha, sui quattro lati, monofora ad arco a tutto sesto. Il tamburo soprastante è ottagonale. Tra la cella ed il tamburo, una serie di beccatelli fittili decorativi. Interno. Controfacciata: l’incavo del portale è ad arco a sesto ribassato e a strombatura. Lato destro: Prima cappella: ingresso ad arco a tutto sesto; vi si accede superando gradino in pietra. Segue pilastro cruciforme addossato alla parete; la base del pilastro (così come quello di fronte) è in pietra arenaria: un lastrone monolite decorato con incisione a motivo geometrico; il pilastro termina, superiormente, in un capitello a modanatura composita. Seconda cappella: caratterizzata da altare sormontato da nicchia; soffitto con volta a botte. Lato sinistro: Prima cappella: è occupata dalla fonte battesimale; ha la pavimentazione in pietra e la volta a semisfera; questa cappella, a differenza di tutte le altre, ha pianta absidale. Segue pilastro. Seconda cappella: al centro della parete destra, si nota una stretta feritoia di forma rettangolare che comunica con la zona sinistra dell’altare: da questa parte, la stessa apertura è preceduta da una forte strombatura. Presbiterio: vi si accede superando gradinata e balaustra in marmo rosa, grigio e nero. Sulla destra e sulla sinistra, due archi a tutto sesto fanno accedere alle sagrestie ed alla torre campanaria. Abside: presenta due monofore ad arco a tutto sesto con strombatura. L’interno dell’edificio è decorato da cornice a modanatura composita; sulla parete destra, in alto, due finestre cieche; sulla parete sinistra, due aperture rettangolari.

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